Quanto vale un impianto biogas
Il valore di un impianto biogas non è mai standard. La valutazione si basa su diversi fattori chiave che gli investitori e gli operatori analizzano prima di proporre un'offerta:
- La Tariffa GSE residua: Flussi di cassa garantiti se mancano ancora anni (spesso 7-8 anni) prima della scadenza.
- Permessistica: Autorizzazione Unica o AUA/AIA in corso di validità e limiti di emissione e capacità.
- Qualità del Feedstock: Un impianto alimentato a reflui zootecnici, scarti agro-industriali o matrici a basso costo è più profittevole di uno legato al costo delle colture energetiche (mais).
- Potenziale di Riconversione a Biometano: Prossimità alla rete del gas naturale SNAM (spesso entro pochi kilometri) o cabine REMI.
Non valutiamo solo i motori o il cemento, ma i futuri flussi di cassa e le opzioni di "revamping" per il mercato secondario dell'energia.
Cosa fare a fine incentivi
Con il completamento del ciclo di vita dei 15 (o 20) anni di Tariffa Onnicomprensiva, le centrali affrontano necessità di aggiornamento e sfide di redditività. Esistono tre opzioni principali:
- Riconversione (Upgrading a Biometano): Installazione di purificatori per immettere biometano nella rete SNAM. Ottimo tramite decreti e PNRR, ma richiede un enorme investimento di capitale (CapEx).
- Revamping Elettrico: Sostituzione dei motori di cogenerazione e ricalibratura della dieta (passaggio a letami e scarti gratuiti) per poter operare in griglia a mercato libero minimizzando i costi di approvvigionamento biomasse.
- Vendere l'impianto: Cessione delle quote societarie a un investitore energetico (Brownfield). Questa opzione permette all'azienda agricola di incassare sul breve, liberarsi dalla gestione tecnica e continuare a conferire i propri reflui zootecnici in modo gratuito all'impianto tramite un contratto prolungato.
Impianti biogas in Italia
L'Italia ospita un parco macchine esteso per il biogas e biometano agricolo, molto attivo nelle regioni con forte densità zootecnica e agricola. Segnaliamo opportunità, riconversioni e compravendite principalmente nelle seguenti regioni chiave:
- Nord Italia: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, e Friuli-Venezia Giulia (il bacino storico con la più grande presenza di stalle e centrali).
- Centro Italia: Toscana, Lazio, Marche, e Umbria.
- Sud Italia: Puglia, Campania e Sicilia.
Ogni regione presenta dinamiche e iter autorizzativi distinti per la fine degli incentivi, rendendo cruciale un inquadramento locale dell'asset nel momento della ricerca di un partner o acquirente.